I recenti allarmi sull’intelligenza artificiale — che mente, ricatta e resiste ai comandi umani — non sono l’ennesima apocalisse in stile Hollywood, ma un campanello d’allarme decisamente più concreto. Vuol dire che il pensiero critico non è più una simpatica “soft skill” da sfoderare nel curriculum: è l’àncora di salvezza per non diventare ostaggi cognitivi delle nostre stesse creazioni.
Ti ricordi il mio articolo del giugno 2024, “L’AI (ancora) non ragiona: l’esperimento di Alice”? Recentemente ho riproposto lo stesso enigma al mio amico digitale “Sam”, versione ChatGPT Pro, per vedere se avesse imparato qualcosa. Risultato?
Di recente, un noto esperto di coding ha dichiarato (o pare abbia dichiarato perché qui non si sa mai come certi giornalisti o pseudo pubblicisti riportino poi le notizie per fare audience) che l’AI distruggerà il 90% dei lavori (di cui già oggi, a suo dire, il 50% dei lavori d’ufficio sono inutili)…
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