La paura di sbagliare è l’errore più grande
Questo articolo lo dedico a tutte le persone che hanno sofferto per decisioni sbagliate che ho preso, a quelle che hanno sofferto perché non ho deciso affatto e a quelle alle quali non ho saputo chiedere scusa
Quando sbagliare era normale
I bambini non hanno paura di sbagliare. Cadono, si rialzano e riprovano con una naturalezza che da adulti sembriamo aver dimenticato.
Un bambino che impara a camminare cade decine di volte. Nessuno lo guarda e dice:
“Beh, mi dispiace ma direi che non sei portato per questa cosa del camminare.”
Eppure, crescendo, qualcosa cambia.
A poco a poco iniziamo a sentirci dire frasi che modificano il nostro rapporto con l’errore: stai attento, non fare errori, pensa prima di agire, e se poi va male?
Senza accorgercene impariamo che sbagliare non è più una tappa naturale dell’apprendimento, ma qualcosa da evitare.
Sbagliare diventa una colpa.
Così, a un certo punto della vita, succede qualcosa di curioso: non è più l’errore a fermarci.
È la paura dell’errore.
Il paradosso della paura di sbagliare
Dal punto di vista psicologico questa paura è una forma piuttosto sofisticata di difesa dell’ego.
Se sbaglio potrei scoprire di non essere così bravo come pensavo.
Potrei essere giudicato dagli altri.
Potrei perdere qualcosa di concreto: soldi, reputazione, relazioni.
Oppure potrei semplicemente accorgermi di aver preso una decisione sbagliata.
Tutte possibilità che il nostro cervello cerca di evitare con grande efficienza.
E allora cosa facciamo?
Aspettiamo.
Aspettiamo di essere più pronti, più sicuri, più informati, più preparati. Aspettiamo il momento giusto, come se prima o poi dovesse arrivare una specie di semaforo verde della vita.
Il problema è che spesso quel momento non arriva mai.
E alla fine succede una cosa curiosa: non decidiamo più noi.
Decide la vita per noi.
La mia fottutissima paura di sbagliare
In questo periodo mi trovo esattamente dentro questa tensione.
Sto costruendo seriamente la mia attività da libera professionista. Per un anno e mezzo è stata quasi un passatempo, qualcosa che cresceva ai margini della mia vita professionale. Adesso non lo è più. È diventata una cosa seria.
E lo ammetto senza troppi giri di parole: ho una fottutissima paura di sbagliare.
Così mi sono fatta una domanda molto semplice: cosa succederebbe davvero se sbagliassi?
Nel mio caso le conseguenze sono piuttosto chiare. Da una parte sarebbe una sconfitta emotiva, dall’altra ci sarebbero tempo e soldi investiti che potrei non recuperare. Non sono cose che si buttano via con leggerezza.
Allora mi sono chiesta se potessi permettermi di sbagliare.
La risposta, se devo essere onesta, è probabilmente no.
Ma subito dopo mi è venuta in mente anche la domanda opposta: posso permettermi di non provarci?
Le alternative, in fondo, sono poche: restare ferma oppure aspettare che la vita decida per me.
E questa seconda opzione non mi è mai piaciuta molto.
Scegliere è sempre rischioso
Nella mia vita ho fatto scelte difficili anche quando facevano male.
Quando ho divorziato, ad esempio, sono stata io a chiederlo. Non era la scelta più conveniente per me, avevo meno interessi da tutelare del mio ex marito, eppure ho scelto comunque.
Chiudere definitivamente un capitolo aperto da sei anni con la separazione mi ha fatto sentire una cosa molto semplice: capace di scegliere.
Certo, ogni tanto mi sono chiesta come sarebbe andata se avessi aspettato. Forse prima o poi lo avrebbe chiesto lui.
Con il senno di poi siamo tutti dei geni, anch’io. Se mi mettessi lì potrei fare una lista infinita di “e se…”.
Ma la verità è che nella vita reale funziona diversamente.
Il vero motivo per cui temiamo l’errore
A volte la paura ti mangia letteralmente le budella e non esiste una strategia elegante per gestirla.

Io di solito faccio una cosa molto semplice: butto cuore, cervello, fegato e intestino oltre l’ostacolo e scelgo.
Non so se sia sempre giusto o sbagliato, ma so che non riesco a fare diversamente.
Eppure ogni tanto mi faccio anche una domanda scomoda: scegliere sempre è davvero coraggio, oppure a volte è anche un modo elegante per non restare troppo a lungo davanti alla paura?
Perché la verità è che ciò che ci spaventa davvero non è solo l’errore.
L’errore è un colpo all’identità.
Significa ammettere che abbiamo sbagliato, che non avevamo capito, che la decisione presa non era quella giusta.
Ed è qui che arriva la parte più difficile di tutte: chiedere scusa.
L’arte dimenticata di chiedere scusa
Conosco molte persone che fanno una fatica enorme a farlo.
Ci girano intorno, cercano spiegazioni, aggiungono mille frasi per ammorbidire il colpo:
“ma lo sai che sono fatto così”,
“non pensavo ci fosse anche quell’elemento”,
“lo sai che ti voglio bene”.
Ma un cazzo.
Prima chiedi scusa.
Poi spieghi.
Imparare a chiedere scusa cambia completamente il rapporto con l’errore.
Quando sai che puoi dire “ho sbagliato”, l’errore smette di essere una minaccia enorme e torna a essere quello che era all’inizio della nostra vita: un passaggio, non una condanna. della paura di sbagliare
Le Olimpiadi dell’infallibilità
Forse il problema è anche un altro.
Viviamo in una società che sembra organizzare continuamente una competizione invisibile: le Olimpiadi di chi non sbaglia mai.
Peccato che sia una gara truccata.
Perché tutti sbagliano.
Solo che alcuni lo nascondono meglio di altri.
Altri ancora fanno finta di fregarsene e sorridono anche quando prendono certe pacche nei denti che li costringerebbero a prenotare subito il dentista.
Ma dentro fa male lo stesso.
Cosa significa sbagliare bene
Forse dovremmo smettere di inseguire l’idea di non sbagliare mai e imparare invece qualcosa di diverso: l’arte di sbagliare bene.
Sbagliare bene significa: scegliere comunque, assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, chiedere scusa quando serve, cambiare direzione quando ci accorgiamo di aver preso la strada sbagliata e poi ripartire.
Significa avere abbastanza umiltà da ricominciare e abbastanza coraggio da non restare fermi.
Perché alla fine la domanda vera non è: e se sbagliassi?
La domanda è un’altra.
E se la paura di sbagliare fosse l’errore più grande?
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